Il mio Diario.

domenica 30 ottobre 2011

Ottobre2010


Ho avuto un amante una volta.
Era un bell'uomo, molto gentile, educato e affettuoso.
L'avevo conosciuto per caso a lavoro, lui era il sostituto di qualcuno e anche io non avrei dovuto essere li quel giorno.
Ero una schiava “collarata” in quel periodo, il Padrone spesso m'invitava a trovarmi un uomo per soddisfare i miei “pruriti sessuali”.
L' idea di andare con un uomo solo per il sesso per mi faceva soffrire, non facevo altro che chiedermi perché mi spingesse in una situazione tanto difficile per me.
Da adulta mi sono scoperta moralista e molto attaccata alla mia idea del bene e del male.

La prima volta che sono uscita con il mio surrogato siamo andati in un parco, ero vestita come mi era stato ordinato e mi ero piantata le unghie nelle braccia per non scappare via urlando.
Mi ero sentita violata, offesa, umiliata, denudata e messa in vetrina, una puttana qualunque.

Il secondo appuntamento è stato più facile, un piccolo ed elegante bar del centro, poche ore per decidere se vederlo ancora o no.
A questo punto della storia potevo decidere io, avevo dimostrato e mi ero dimostrata che potevo anche interessare ad un uomo che non pretendeva il mio collo.

Per settimane non avevo più avuto notizie di A, non l'avevo richiamato e non mi aveva richiamato, non ricordo nemmeno quando A è rientrato nel mio campo visivo, o perché ci sia rientrato.
Ma ricordo bene la sensazione che ho provato quando gli ho scattato una foto, mentre era disteso sul letto di quel motel, foto che mi serviva per dimostrare che era vero, che avevo fatto sesso con lui.
Mi facevo schifo.
Avevo goduto come una cagna, ero stata accarezzata, spogliata, baciata e leccata, ma il momento più intenso è stato quando mi ha guardata.
Mi facevo schifo.
Il surrogato pagava il conto della camera e io pensavo ai preservativi che avevamo usato, e a quanto era bello quel motel.
Avevo paura di un milione di cose, il giudizio del Padrone, il giudizio del surrogato, il giudizio di me su di me.
Era un tradimento?
Era giusto?
Era sbagliato?
Nemmeno un ora dopo ero al telefono con Padrone e gli raccontavo i dettagli dell'incontro; il particolare più interessante e più eccitante per lui erano le mie scarpe, se le avevo tenute o no, quali erano, se il surrogato le aveva toccate.
Piansi, piansi tutta la notte.
Odiavo l'uomo che amavo, adoravo il Padrone e mi facevo schifo.
Avevo usato un uomo che, in tutta probabilità, non avrei mai più visto.

L'indomani mattina un messaggio sul mio cellulare: “Ti amo piccola”, l'avevo vissuto come una pugnalata in pieno petto, e io ero stata cosi brava da indicare io il punto esatto dove piantarlo.
Amavo intensamente un uomo, che mi considerava un oggetto di cui prendersi cura, ed ero amata da un illustre sconosciuto.

Nei mesi la mia relazione con il surrogato divenne stabile, lui faceva il romantico e io la stronza algida, che si scioglieva solo a letto.
Non rispondevo al cellulare per giorni, andavo in vacanza con un altro uomo, compravo biancheria intima per un altro uomo e poi, quando l'altro mi dava il permesso, finivo a letto con lui.

Ho dormito con il mio surrogato una volta, io ero malata da molti mesi, aspettavo gli esiti dei mie esami, avevo paura.
Ero mestruata e stavo davvero molto male, non riuscivo ad andare a lavoro perché ero molto debole e il caldo mi sfiancava; il mio surrogato era venuto a prendermi vicino casa, salita in macchina avevo trovato un pacchettino per me, non sono riuscita ad aprirlo. Mi ha portata in un albergo vicino al mare, abbiamo mangiato la pizza a letto e guardato la televisione mentre lui mi teneva la mano, mi coccolava, mi riempiva di parole dolci e io mi sono addormentata con la testa poggiata sulla sua pancia.

Ho conservato il suo pacchetto per molti mesi dopo averlo lasciato, non gli ho mai spiegato il perché della fine della nostra storia. Ma la verità è che io ero infelice in mezzo a tanto amore.
Non sono fatta per essere amata.
Era Ottobre 2010 quando ho lasciato il surrogato.
Mi veniva spesso ripetuto:
        “ SE NON PUOI STARE CON CHI AMI, STAI CON CHI TI AMA”,
ho sempre pensato che fosse una vera crudeltà e io non ci sto a ballare la danza della posizione più comoda.

Preferisco soffrire per un amore negato che essere io quella che nega l'amore.

Diamante Magnifica.
Ferrara29Ottobre2011H16.00




2 commenti:

  1. Mi vengono in mente due approcci opposti. Uno tranquillizzante ma non consolatorio. L'altro più crudele ma realistico.
    Farsi schifo, farsi schifo... Probabilmente dovevi solo considerare che non ne avevi il diritto di farti schifo. Per quello. Quando un uomo ti mette il collare certi lussi vanno persi. Eppure la sofferenza resta reale. Ho considerato spesso quanto potesse valere la pena consegnarsi all'annichilimento della sottomissione, coi suoi carichi di dolore, piacere e anche disgusto di se per cancellare i maggiori e illimitati dolori della Vita. Ora so che non è così, ma ci sono arrivato attraverso una via scomoda e ovviamente dolorosa. Ognuno ha la sua

    RispondiElimina
  2. In quel periodo storico della mia vita sapevo bene di non avere nessun diritto di giudicarmi, ma continuavo a mettermi nuda di fronte allo specchio per capire se mi piacevo o no, e , ovviamente, non mi piacevo.
    Quello è stato il periodo iniziale della fine...
    Grazie Raf, bacio

    RispondiElimina

Grazie per il tuo commento...
Diamante

Utenti connessi